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Sara

Fasi dolci della vita

I suoi piccoli occhietti scrutano tutto ciò che la circonda, meravigliati e incuriositi da ogni oggetto. La sua pelle è morbida, delicata. La stringo in un abbraccio e lei emette un piccolo lamento: ha fame. Mi abbasso la spallina della canottiera e del reggiseno, avvicino la sua bocca al mio seno e la nutro. Adoro guardarla, osservare le sue manine, le sue piccole labbra che cercano nutrimento e lo assorbono con una forza che sembra quasi troppa per un esserino così piccolo.
Ora dorme. Prima di metterla nel lettino la cullo un po'. Appoggio il mio viso sulla sua guancia. Adoro il profumo della sua pelle, un profumo dolce, di pesca. Mai avevo sperimentato un legame simile, così puro, così profondo. Questa creaturina è frutto del mio amore. Credo che una donna riesca a superare il dolore del parto soltanto perché sa che quel dolore farà si che il suo frutto venga finalmente alla luce. Questo piccolo angelo si è formato ed è cresciuto nel mio ventre, che fino a poco tempo fa era la sua casa. Lì dentro era protetta, la tenevo al sicuro. Ora è esposta al mondo, soggetta a più pericoli, ma io sempre la proteggerò e farò in modo che lei si senta al sicuro.
Le dò un altro bacio. Quel profumo mi inebria un'altra volta. Quel profumo dolce, di pesca. Ho fatto un incubo, un incubo tremendo. Mi sveglio di colpo colta dall'agitazione. Riconosco il mio letto, l'armadio, la poltrona. Mi tranquillizzo, riappoggio la testa sul cuscino. Lo guardo. Per fortuna non l'ho svegliato, ieri sera era molto stanco. Mi è sempre piaciuto guardarlo dormire, ha un'aria così innocente. Gli accarezzo la guancia, la sua barba è pungente. È così bello, ha le labbra socchiuse: le adoro, sono state una delle prime cose che ho notato di lui.
Sorrido tornando alla volta in cui ci conoscemmo quattro anni fa. Io lavoravo come cameriera in un ristorante, lui era venuto a mangiare, non l'avevo mai visto prima di allora. Mi ha tenuto gli occhi addosso tutta la sera. Al momento di pagare il conto mi da il suo biglietto da visita dicendomi: "Sono un fisioterapista, ho notato che appoggi male il piede sinistro mentre cammini, probabilmente è dovuto a un problema di anca. Sarei felice di approfondire meglio il discorso, magari una di quste sere a cena". Sorrise e se ne andò, senza neanche lasciarmi il tempo per rispondere. Lo chiamai due giorni dopo, ero troppo incuriosita da lui e dal suo comportamento. Così uscimmo ed iniziò la nostra storia.
Ora siamo qua, a condividere lo stesso letto, la stessa casa. Quasi non mi sembra vero. Abbiamo affrontato un bellissimo percorso di crescita insieme, ci siamo conosciuti giorno dopo giorno, ci siamo aiutati nei momenti di difficoltà, abbiamo condiviso momenti di gioia e di dolore, abbiamo imparato a convivere con i sentimenti dell'altro, con le paure, le aspettative, gli stati d'animo. È grazie a lui se so cosa significa amare in questo senso. Si può provare amore anche per la propria madre o il proprio fratello, ma questo è diverso. È un amore dolce, profondo, passionale. Significa essere disposti a fare qualsiasi cosa pur di vederlo sorridere, significa lasciargli la parte che più gli piace del dolce che state condividendo, significa non vedere l'ora di arrivare a casa per poter stare un po' con lui, significa non arrabbiarsi più se non riabbassa la tavoletta del water.
Significa perdersi e allo stesso tempo sentirsi a casa nel suo abbraccio. È bello poter trovare una persona con cui crescere, con cui confrontarsi, con cui passare le domeniche di pioggia senza annoiarsi. Io ho trovato lui: il mio cavagliere, il mio amante, il mio amico, il mio compagno di avventure, la mia luce.
Gli dò un altra carezza, poi mi avvicino e gli dò un bacio, un leggero bacio dolce al lato delle labbra. Lui si sveglia, mi sorride, mi accoglie in un abbraccio e si riaddormenta. Chiudo gli occhi anche io, consapevole che in quell'abbraccio non farò più incubi. Preparo una tazza di thè col miele, non con lo zucchero, a lui piace col miele. Appoggio la tazza sul comodino, ora è troppo caldo per essere bevuto. Prendo una sedia e la metto a fianco del letto. "Come stai nonno?" dico. Lui mi sorride dolcemente e mi dice: "Bene, grazie di essere qui". Mente, non sta bene affatto ma, come al solito, non vuole farmi preoccupare.
Ha il viso stanco, il viso di un uomo che ha lavorato tutta la vita e che ha dovuto assumersi delle pesanti responsabilità. Ogni ruga rappresenta una battaglia, una lotta, una conquista. Il mio nonno, il mio adorato nonno che da piccola mi caricava sulle spalle e mi faceva volare, che in campagna mi portava in giro dentro una carriola, lui, che creava con dei secchi per le nocciole delle piccole piscine per me e mia sorella dove ci divertivamo un mondo. Il mio nonno, tra le cui braccia mi rifugiavo quando mamma mi sgridava. Il mio nonno, che mi portava tutte le domeniche alla Ferrero a prendere l'Estathè e mi regalava sempre tantissimi dolci. Il mio nonno, che mi ha insegnato a giocare a scala quaranta. Ora è qua, davanti a me, sembra quasi sereno anche se so che soffre moltissimo. Una lacrima mi riga il viso. Lui si alza faticosamente, si avvicina e, con un gesto dolce e leggero, me la asciuga. Tengo la sua mano attaccata alla mia guancia e mi scendono altre lacrime. Lui mi guarda e con un sorrido mi dice: "Io sono e sarò sempre con te". Ci abbracciamo, un abbraccio lungo, che racchiude consapevolezza, dolcezza, amore, tristezza. Ho ancora tanto da imparare da te nonno, non te ne andare, ho bisogno di te. E come se lui stesse leggendo i miei pensieri mi abbraccia più forte.
Ti amo nonno, per sempre.



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